Il direttivo

Il direttivo
Visualizzazione post con etichetta legge 194. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta legge 194. Mostra tutti i post

domenica 4 novembre 2012

APERTE LE ISCRIZIONI AL SEMINARIO DI BIOETICA ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO PER LA VITA DI MARSALA

Per il terzo anno consecutivo il Movimento per la vita di Marsala organizza un seminario di Bioetica aperto a tutti coloro che vogliono conoscere e approfondire i grandi interrogativi che ruotano intorno alla persona, a partire dal rispetto della vita umana nel suo significato più profondo.

Perché parlare di Bioetica? Forse perché, in un certo senso, non se ne può fare a meno; ogni ambito della nostra vita ne è interessato!

La ricerca scientifica incide quotidianamente sulla vita di ognuno di noi. Ma quan
do la scienza deve fermarsi?

La Bioetica è una disciplina molto recente che applica la riflessione etica alla scienza ed alla biomedicina con lo scopo di affrontare e valutare anche a livello morale alcuni processi medici quali l'eutanasia, l'aborto, la fecondazione artificiale e tanti altri.

Obiettivo del seminario, che si svolgerà in 5 incontri e avrà inizio il prossimo 30 novembre, è quello di far conoscere meglio la bioetica per tentare di promuovere e sviluppare nel nostro territorio una cultura consapevole e rispettosa del valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale soprattutto fra i giovani.

È una contraddizione, infatti, chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse.

Agli incontri che si terranno presso il Centro di aggregazione sociale di Via G.Falcone sono invitati tutti: giovani e adulti, insegnanti e studenti, genitori e figli, professionisti e volontari.

Il seminario è organizzato in collaborazione con la Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia di Messina.

Illustri e competenti saranno i relatori: Il dott. Antonio Oriente, Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Ginecologi Ostetrici Cattolici, mons. Gaspare Gruppuso docente di bioetica, la prof.ssa Maria Rita Fedele, docente ordinaria di filosofia e storia di Palermo, don Giovanni Russo, direttore scuola superiore bioetica e sessuologia di Messina e don Nicola Patti

La partecipazione agli incontri darà diritto all'accreditamento delle attività per chi volesse approfondire la Bioetica iscrivendosi a Messina al Corso "Certificate e-learning in Bioetica e Pastorale Familiare (annuale)" o al "Master Universitario in Bioetica e Sessuologia (biennale)".

Per informazioni e iscrizioni al Seminario di Bioetica che si terrà a Marsala chiamare il numero 328.9736094 oppure inviare una e-mail all’indirizzo mpv.marsala@gmail.com

martedì 10 maggio 2011



Avrà luogo domenica 22 maggio “INSIEME PER LA VITA” una  pedalata non agonistica organizzata dal Movimento per la Vita di Marsala, l’ANSPI Madonna della Sapienza di Sappusi e il Santuario “Nostra Signora di Fatima” di Birgi.
Il primo gruppo dei partecipanti partirà dal Santuario di Birgi alle ore 9.00 e si unirà al secondo gruppo che lo attenderà dinanzi la Parrocchia Madonna della Sapienza di Sappusi. Da qui tutti i partecipanti, dopo una solenne benedizione, si avvieranno verso il Santuario di Birgi dove sarà celebrata la Santa Messa appositamente organizzata per l’occasione e quindi, dopo un breve ristoro, si ritornerà a Sappusi.
I partecipanti durante la loro passeggiata potranno godere dello stupendo scenario naturale dello Stagnone. Il percorso prevede, infatti, l’attraversamento del lungomare  che da Contrada Ettore Infersa, passa per contrada Spagnola per giungere infine nel quartiere Sappusi di Marsala, e viceversa.
La quota di partecipazione è di € 3,00 e dà diritto ad una maglietta con lo slogan della manifestazione e ad un tagliando per partecipare al sorteggio di una bicicletta. Il ricavato della pedalata sarà destinato alla sottoscrizione di un “Progetto Gemma” (adozione prenatale a distanza). È importante per cui che in tanti partecipino alla pedalata.
Per informazioni e iscrizioni ci si può rivolgere alla segreteria del Santuario “Nostra Signora di Fatima” di Birgi, alla segreteria della Parrocchia Madonna della Sapienza di Birgi, o telefonando ai numeri 335.58.11.924 – 3452978547 - 3204028715
PERCHE’ IL 22 MAGGIO?
Il 22 maggio ricorre una data assai triste,  la promulgazione della legge 194/78 che ha introdotto in Italia l’aborto legale.
Da allora oltre cinque milioni di bambini sono stati soppressi con il favore della legge, oltre a quelli eliminati in modo clandestino.
A partire da quel giorno il Movimento per la vita è divenuto una voce insopprimibile che ha contributo non poco ad impedire l’archiviazione del diritto alla vita.
L’iniziativa denominata “Insieme per la vita”, organizzata dal Santuario di Birgi, dall’ANSPI , dal Movimento per la vita di Marsala e che vedrà la collaborazione del Club Vespa “Ruote d’Occidente”, desidera  contribuire a trasformare questa data infelice in una giornata di gioia, di speranza, di vita.
L’auspicio è perciò che tanti partecipino alla pedalata, affinchè “ la nostra presenza così numerosa e convinta  – come già disse Giovanni Paolo II ai volontari del Movimento per la vita nel 1998 – sia un segno incoraggiante che alimenti la speranza della vittoria della verità sulle false giustificazioni dell’aborto. E la verità è che ogni essere umano ha il diritto alla vita dal suo concepimento fino al suo naturale tramonto”.

lunedì 13 dicembre 2010

La vita umana: diritto inviolabile o oggetto di patti e di negoziati???

ABORTO e FECONDAZIONE ARTIFICIALE - Aspetti giuridici

Dopo esserci soffermati, durante i primi tre incontri, sugli aspetti bioetici e sociali della vita umana e del suo valore inviolabile, ci si è voluti fermare a trattare gli aspetti giuridici di alcune tecniche, autorizzate dalla legge italiana, che mettono a rischio la vita umana stessa dal concepimento fino al suo fine naturale.


L’Avvocato Manuela Linares, invitata dal direttivo del MpV di Marsala a discutere sulla questione, ha illustrato ai numerosi presenti come nell’arco di circa 45 anni si sia passati dalla sanzione del controllo volontario delle nascite all’avvio di servizi per l’informazione sui metodi contraccettivi ed il loro uso, nell’ambito delle libere scelte dalla coppia.

La relatrice, prendendo in esame le varie leggi che si sono susseguite sin dal 1930 e soffermandosi soprattutto sulla legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza e la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, ha evidenziato come sul piano culturale il tema del controllo volontario della procreazione si è posto sempre di più all’incrocio fra sanzioni morali e penali e libera scelta innanzitutto delle donne e poi delle coppie.

In merito alle POLITICHE PER L’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA, l’Avv. Linares ha specificato che l’aborto (ritradotto nella legislazione come “interruzione volontaria della gravidanza”) è un tema che ha una grande risonanza morale e che si riverbera con maggiore intensità sulle psicologie delle persone.

Durante il suo intervento la Linares ha oltretutto esposto i vari orientamenti culturali associati alle pratiche di aborto volontario – dalla condanna morale di qualsiasi aborto alla liberalizzazione assoluta – ed ha inoltre chiarito le varie fattispecie di aborto autorizzato dalla legge italiana (aborto prima dei 90 giorni dal concepimento, dopo i 90 giorni dal concepimento, nel caso di minorenni, nel caso di interdette).

Per quanto riguarda la fecondazione artificiale l’Avvocato Linares, oltre a presentarne le tecniche e le varie tesi pro e contro la legge 40/2004, ha presentato le varie battaglie parlamentari che si sono succedute negli ultimi 40 anni e che hanno infine portato alla introduzione della nuova legge. Legge subito attaccata dai radicali che attraverso una raccolta di firme per chiedere cinque referendum abrogativi, totalmente o parzialmente, della legge 40, portò all’indizione di 4 referendum; il risultato fu vanificato dal mancato raggiungimento del quorum.

Tuttavia una sentenza dell’aprile del 2010 ha fatto in modo da rendere efficace parte della legge stessa, in quanto, il precedente limite di 3 embrioni che potevano essere impiantati nell’utero materno è stato portato a 10, facendo perdere alla legge 40 l’intenzione originaria del legislatore che voleva attraverso questo limite difendere gli embrioni non utilizzati da distruzione o congelamento.

Quali conclusioni tirare da questo interessante incontro?

Appare assai assurdo e crea molto disagio e inquietudine un contesto in cui esiste un’ostinato desiderio di maternità in un mondo dove milioni di bambini muoiono di fame o vengono uccisi prima di vedere la luce.

L’evidenziazione dell’esigenza che il valore vita richiede e l’imparzialità con la quale questa esigenza deve essere assecondata non è solo un’impostazione teorica. Il campo della normativa deve farsene carico.

Accade però sempre più spesso che mettere insieme il valore della vita, che dovrebbe essere tutelato dalla legge con il pluralismo della società e con le soluzioni dei conflitti sulla vita umana per mezzo del compromesso e del consenso sempre mette in dubbio da parte della legge il valore assoluto del diritto alla vita e lo relativizza. In tal modo il diritto dell’uomo che è inviolabile, inalienabile dipende dalle disposizioni della maggioranza che potrebbe negarlo nelle leggi che fa. La vita umana diventa l’oggetto dei patti e dei negoziati. Si arriva a discutere su chi dovrebbe avere il diritto alla vita e chi no, si ammette la discussione nel parlamento oppure nella società per mezzo anche del referendum sulla negazione di tale diritto. Allora nella società pluralista il diritto diventa “lo strumento della volontà del legislatore assumendo il valore del compromesso il quale non soddisfa nessuno però viene accettato perché permette di evitare i conflitti sociali”[1]. La civiltà pluralista delle società ha portato con se le leggi fatte attraverso il consenso della maggioranza, per poter legalizzare l’uccisione dell’uomo e tutelare colui che uccide. Tale è la tragica direzione verso la quale va la legge circa il diritto alla vita. In tal modo il legislatore assume il potere di disporre del diritto alla vita e della sua tutela. La vita umana, nei casi da lui scelti, cessa di essere nella comunità statale il bene, il valore degno del rispetto e della protezione. Quando il legislatore nega il diritto alla vita in riferimento ad alcuni esseri umani e lo conferma per gli altri, allora infrange il diritto che è inviolabile e inerente alla persona. Entra in conflitto con i diritti umani che non possono essere l’oggetto dei patti, del consenso, delle votazioni e di referendum [2]. Lo Stato in cui domina tale visione del diritto cessa di essere lo Stato democratico del diritto, basato sui diritti dell’uomo. Diventa lo Stato tiranno che pretende di disporre della vita dei più deboli ed indifesi, della vita dei bambini non nati e degli anziani[3] e la democrazia diventa “chiaro o nascosto totalitarismo”[4]. Allora lo stato democratico e pluralistico “può assumere certe caratteristiche dello stato totalitario, se i cittadini non avranno la moralità, che ha il carattere universale per poter garantire sempre e dovunque il rispetto per la vita umana, per la sua dignità e le esigenze che tale vita comporta nella vita pubblica”[5].



[1] ŚLĘCZKA, Spór wokół..., 102


[2] Il referendum sulle leggi circa il diritto alla vita che contenevano l’aborto legale oppure allargavano la possibilità di abortire si è fatto: in Svizzera, in Italia in cui la Corte Costituzionale ha riconosciuto tale referendum come costituzionale, ma nel caso in cui si voleva introdurre l’aborto sul desiderio come contrario alla costituzione; in Portogallo dove la Corte Costituzionale ha affermato che il referendum è conforme alla costituzione però la gente ha bocciato la proposta di aggiungere i nuovi motivi per l’aborto. Il referendum sull’aborto, allora anche sul diritto alla vita si è fatto anche in Irlanda. Nella costituzione della Slovacchia e della Repubblica Ceca si proibisce di fare il referendum sui diritti dell’uomo. In Polonia il parlamento già alcune volte ha respinto la proposta di fare il referendum sull’aborto invece ha approvato le consultazioni sociali. Da esse risulta che su 1710976 dei partecipanti, 1527460 erano contro l’aborto cf GRZESKOWIAK A., Prawnokarna ochrona dziecka poczetego w pracach Sejmu i Senatu, Ottoniamun, Szczecin 1994, 133


[3] GIOVANNI PAOLO II, Evangelium vitae, 20


[4] GIOVANNI PAOLO II, Centesimus annus, 46


[5] BERREAU H., La loi morale-fondament du droit, Ethique 1996, 22

mercoledì 19 maggio 2010

LA VERGOGNA DI ROSSANO CALABRO IGNORATA DA GIORNALI E TELEVISIONE ITALIANI

«Quel bimbo gemeva. Basta aborti tardivi»

Angelo (lo chiameremo così), abortito volontariamente il 24 aprile scorso all’ospedale di Rossano Calabro quando era un feto già di almeno 22 settimane, «è sopravvissuto senza alcuna cura per 24 ore, dodici delle quali in gran parte notturne, in grave ipotermia», adagiato su una ciotola di metallo «poggiata su di un carrello». Un fatto che non ha granché scosso i media nazionali (mentre ha fatto scalpore su quelli internazionali), ma che nella ricostruzione del sottosegretario Eugenia Roccella - chiamata a rispondere a un’interpellanza urgente della deputata Udc Luisa Santolini - suona ancora drammatico. Coperto da un telo in attesa di essere gettato tra i "rifiuti speciali" dell’ospedale, Angelo è stato dimenticato lì, finché il giorno dopo una dottoressa passata per caso non ha «percepito un rumore. Rimosso il telo potè verificare la presenza di un neonato» ancora capace di emettere gli ultimi gemiti. Dopo l’aborto - ha spiegato il viceministro alla Salute - «supponendo la diagnosi di morte certa non è stato chiamato né il pediatra né il rianimatore. Il neonato è stato avvolto nel telo e adagiato su un fasciatoio in attesa di un suo trasporto nella camera mortuaria, e in tale luogo è rimasto», continuando a gemere e lottare per la vita tutta la notte e il mattino successivo.

Non solo un evento umanamente e moralmente terrificante, ma anche una totale infrazione della legge 194 ("Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza") che così dice: dopo i tre mesi di gravidanza, è possibile abortire esclusivamente in due casi, ovvero quando la gravidanza comporti un grave pericolo di vita per la donna, e quando nel nascituro siano accertate anomalie non solo "rilevanti" ma anche determinanti un "grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna"; non solo: quando ormai c’è la possibilità che il nascituro abbia già vita autonoma (e alla 22esima settimana questo avviene già con una certa frequenza) l’aborto può essere praticato esclusivamente nel primo caso (grave pericolo per la vita della donna) e "il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". Angelo non aveva alcuna "rilevante" malformazione, solo una palatoschisi (il labbro leporino), eppure un medico del dipartimento di salute mentale di Cosenza ha dato il via libera, certificando in quel labbro leporino «un grave pericolo per la salute psichica» della madre. E di salvaguardare la sua vita nessuno si è comunque sognato.

«Non si è a conoscenza di cosa sarebbe successo se fosse stato subito soccorso adeguatamente in un ospedale attrezzato», ha rilevato la Roccella, ricordando l’inutile corsa alla terapia intensiva neonatale di Cosenza, «ma sicuramente ha dimostrato di aver avuto capacità di vita autonoma, nonostante il completo abbandono». Per un aborto così a "rischio sopravvivenza" «era necessario un ospedale e del personale attrezzato per grandi prematuri», ha ricordato. Di qui l’impegno del governo «che sta valutando quale strumento utilizzare per vietare gli aborti oltre la 22esima settimana di gravidanza, come ormai conviene l’intera comunità scientifica» (alla 24esima settimana il 50% dei feti ha già vita autonoma), «e affinché le interruzioni di gravidanza tra la 20esima e la 22esima settimana siano effettuate solo presso unità ospedaliere con terapia intensiva neonatale». Perché se un altro feto sfuggisse alle maglie della morte e venisse al mondo vivo, riceva le stesse cure di qualsiasi bimbo nato prematuro, uguale a lui ma non chiamato aborto né rifiuto speciale.

Lucia Bellaspiga
 
FONTE AVVENIRE