Il direttivo

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lunedì 18 marzo 2013

PROFILI DI UNA TEORIA DELLA DIFFERENZA SESSUALE



“La nostra epoca, segnata dai progressi della scienza e della tecnica, si avvia, verso il futuro dell’uomo bionico, del post-umano, del Cyborg, dell’asessuato.Il genere umano sembra andare incontro a una configurazione neutra, per meglio dire, indifferenziata, tendente ad astrarre dalla dimensione concreta e biogeneticamente determinata della persona umana sessuata.In un futuro che non appare poi tanto lontano, c’è la possibilità per la donna di mettere al mondo un figlio esclusivamente da sola senza il contributo genetico dell’uomo, attraverso cellule germinali maschili prodotte da cellule staminali del proprio midollo osseo e i propri ovuli”.
La Prof.ssa Fedele durante il suo intervento a Marsala
Sono queste le preoccupazioni di carattere etico che hanno spinto il Movimento per la vita di Marsala a prendere in seria considerazione il problema della differenza sessuale e a destinare il penultimo incontro del Seminario di Bioetica a questo delicato e spinoso tema.
A relazionare, venerdì 15 marzo, è stata invitata la Prof.ssa Maria Rita Fedele, dottore di ricerca in Pedagogia e didattica in prospettiva interculturale presso l’Università di Palermo e Bioeticista presso la Scuola di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.
In un periodo in cui la differenza sessuale non è affrontata come una “questione ontologica” (cioè la “natura” da cui deriva la differenza tra uomini e donne è rifiutata poiché destina le donne a compiti meramente riproduttivi e la sottopone alla superiorità dell’uomo), si corre il rischio dello “svuotamento del valore della differenza sessuale ed eclissi della genitorialità biologica”.
È questo lo scenario che il futuro ci riserva se la differenza sessuale non viene affrontata come una “questione ontologica”- ha dichiarato la relatrice.
A un’ontologia della differenza fra uomo e donna, in altri termini, si giunge prendendo sul serio il fenomeno biologico della differenza sessuale, evitando di farne un accidente empirico di una soggettività neutra, che si rapporterebbe al proprio corpo così come ci si rapporta a un abito di cui si è rivestiti. “Uomo” e “donna” non sono “qualcosa”, ma “qualcuno”.
Occorre comprendere

venerdì 1 febbraio 2013

NON SI PUÒ SOFFOCARE LA VITA CON L’ABORTO



Da sx: Dott. Antonio Oriente e Vittore Saladino
Un “concentrato di sofferenza” con il quale si compromette la salute psichica e fisica della donna, si uccide suo figlio e si limita  la sua capacità gestazionale.
Questo è l’aborto per il dott. Antonio Oriente, Vicepresidente Nazionale dei Ginecologi Ostetrici cattolici, intervenuto venerdì 1 febbraio al seminario di Bioetica organizzato a Marsala dal Movimento per la vita.
Il relatore ha subito citato il Messaggio della CEI per la 35a Giornata Nazionale per la vita che si celebra il 3 febbraio: “non si esce da questa fase critica generando meno figli o peggio ancora soffocando la vita con l’aborto, bensì facendo forza sulla verità della persona umana, sulla logica della gratuità e sul dono grande e unico del trasmettere la vita, proprio in un una situazione di crisi”.

Fondamentali documenti sono stati riportati dal dott. Oriente, inoltre, per parlare dell’aborto volontario secondo la legge, secondo la volontà di chi l’ha proposta, a cosa si è ridotto ed i guasti che ha prodotto.

Oltre alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Corte Europea dei diritti dell’uomo, Roma, 4.XI.1950), nella quale all’art. 2 “Diritto alla vita”, vi si può leggere che il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge e nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, l’Art.1 della legge 194/78 ribadisce  che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio e che l'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite.

Nonostante ciò, nel 2011 gli aborti in Italia sono stati 116.000 e in Europa 1.200.000. Fra questi non è considerato l’aborto nascosto: aborto clandestino, aborto chimico (RU486, pillola del giorno dopo, pillola dei 5 giorni dopo), la spirale, gli aborti che possono verificarsi con l’assunzione della pillola ormonale anticoncezionale e i migliaia causati dalla Fecondazione in vitro.

martedì 18 dicembre 2012

FECONDAZIONE ARTIFICIALE: PER O CONTRO L’UOMO?

Mons. Gaspare Gruppuso

Molti quando si parla di fecondazione artificiale e legge 40 mettono subito le mani avanti affermando che bisogna lasciare alla libertà di coscienza certe questioni.
La fecondazione artificiale o procreazione artificiale è l’insieme di quelle procedure tecniche volte ad ottenere un concepimento umano fuori del processo naturale dell’unione sessuale dell’uomo e della donna.
Negli ultimi quattro anni il Movimento per la vita di Marsala si è spesso interrogato sul dibattito intorno alla FIVET, rilevando che quasi mai sui mass-media c’è stato uno sforzo per fare chiarezza su queste tecniche di fecondazione extracorporea.
Si è constatato sovente che l’uomo della strada è disinformato e spesso anche ingannato, che persone disponibili ad accogliere un messaggio rispettoso della vita umana sono state sviate da false notizie (esempio: “l’omologa è la FIVET cattolica”).
Per poter offrire una informazione e formazione corretta delle coscienze (innanzitutto da un punto di vista dell’etica umana), si è pensato di realizzare lo scorso venerdì 14 dicembre, nell’ambito del Seminario di Bioetica, un incontro che dicesse una parola chiara.
Per l’occasione è stato invitato a relazionare mons. Gaspare Gruppuso, docente ed esperto di Bioetica il quale ha innanzitutto offerto un giudizio etico sulla fecondazione artificiale che essenzialmente si articola su tre punti: l’embrione è un essere umano (lo affermano gli scienziati); la fecondazione artificiale è illecita perché scinde nell’atto sessuale coniugale la dimensione unitiva e quella procreativa; la terza esigenza etica è l’unità della famiglia in quanto nella fecondazione artificiale il figlio viene aggregato o introdotto dall’esterno nella famiglia e, nel caso della fecondazione eterologa, oltre ad introdurre una terza o quarta persona, è anche privato dell’identità dei propri genitori.
Inoltre, mons. Gruppuso ha offerto chiarezza e verità sulla FIVET (Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer), una tecnica di procreazione medicalmente assistita che consiste nell'ottenere la fecondazione dell'ovocita al di fuori del corpo della donna con conseguente formazione dell'embrione e successivo trasferimento in utero dello stesso.
Pochi sanno, ad esempio, che la FIVET provoca la morte di un numero rilevante di embrioni umani poiché per ottenere un bambino si rende necessario sacrificare molti suoi fratellini.
Il relatore ha dunque ricordato che in nessuna norma del nostro ordinamento esiste un “diritto al figlio”. Il lodevole desiderio di averli non giustifica l’uso di ogni mezzo.
Uno stato laico ha il dovere di difendere tutti i suoi cittadini, mentre la FIVET uccide migliaia di italiani. Una democrazia autentica difende i più deboli dall’arbitrio dei più forti, affinché la legge della forza sia rimpiazzata dalla forza della legge.
Ultima tra le grandi nazione europee, anche l’Italia nel 2004 si è finalmente dotata di una legge che regolamenta le tecniche di fecondazione artificiale.
Il movimento per la vita, insieme ad altre associazione aconfessionali e alla Chiesa Cattolica, pur non condividendo il principio della fecondazione artificiale ed alcuni aspetti della legge 40/2004 sono concordi nell’ asserire che essa dopo più di quaranta anni di contrasti, ha segnato la fine del Far West procreativo italiano. Inoltre la legge 40/2004 afferma il diritto inalienabile alla vita di tutti gli embrioni umani ed in quanto legge dello Stato italiano va rispettata.

sabato 8 dicembre 2012

“L’embrione umano è vita umana nascente fin dalla fecondazione”

Don Giovanni Russo, direttore Scuola Superiore Bioetica e sessualità di Messina
“L’embrione umano è vita umana nascente fin dalla fecondazione”. A ribadirlo, venerdì 30 novembre, alle circa 90 persone, tra insegnanti, studenti, appasionati di bioetica, volontari e curiosi che hanno partecipato al primo incontro del Seminario di Bioetica organizzato dal Movimento per la vita di Marsala è stato don Giovanni Russo, direttore della Scuola Superiore di Bioetica e sessualità di Messina.
Il relatore ha posto l’accento sulle varie ‘domande etiche’ che da sempre sono state segnate da inquietudine, in particolare: “Chi o cos’è l’embrione umano?”.
Anticamente ci si poneva la questione più per il rincrescimento della perdita del nascituro (una vita è nata … l’uomo può scegliere di fermarla?).
Oggi le domande etiche riguardano invece aborto; procreazione assistita; Selezione pre-impianto; Cellule staminali; Congelamento embrioni; Filiazione biologica/genetica; Pillola giorno dopo, dei 5 giorni dopo, RU486; Spirale (IUD); Sperimentazione embrioni.
In passato si dava una risposta esclusivamente ‘Biblica’ – secondo la quale Dio è fonte e Signore della vita e l’uomo non ne può disporre in modo arbitrario – e ‘filosofica’. Si pensi alle dispute dei filosofi greci o dei Padri della Chiesa sull’animazione immediata o tardiva, cioè se l’embrione ha un’anima sin dall’inizio del concepimento o successivamente.
Questo fino a 50 anni fa, da quando, cioè, la scoperta del DNA consente valutazioni scientifiche importanti per l’etica.
Questa fondamentale scoperta ha dimostrato inconfutabilmente che l’embrione nel suo genoma è assolutamente unico e irripetibile; ha una precisa individualità somatica; presenta una legge ontogenetica di sviluppo.
I vari stadi evolutivi indicano l’evoluzione di uno sviluppo ma non dell’identità dell’embrione che nel suo genoma è sempre ciò che è.
Nonostante l’evidente rivelazione scientifica vi sono diverse visione contrarie che negando la verità, cioè che l’embrione vivente, a iniziare dalla fusione dei gameti, non è un mero cumulo di cellule disponibile,
ma un reale individuo umano in sviluppo che si autocostruisce.
Il Rapporto Warnock afferma, per esempio, che l'embrione è vita umana solo dal 14-16 giorno dal concepimento (“stria primitiva”, primo abbozzo di cellule neurali). Sono stati coniati nuovi termini , come «PRE-EMBRIONE» o EMBRIONE «IN POTENZA».
Per fini ideologici o puramente commerciali, ha affermato il relatore, si vuole negare che l’embrione umano, sin dal suo concepimento, ha la stessa dignità e gli stessi diritti di ogni soggetto umano.
Oggi giorno gli interventi «NON ETICI» SULL’EMBRIONE sono davvero tanti: L’ABORTO Procurato (chirurgico) e Chimico (contragestativi: spirale, pillola del giorno dopo, dei 5 giorni dopo, RU 486, … );
TECNICHE EXTRA-CORPOREE (in vitro) di EMBRIOTECNOLOGIE E PROCREAZIONE ASSISTITA (Fivet, Icsi, …); Clonazione, Cellule staminali embrionali, etc, etc…
Don Giovanni Russo si è soffermato a parlare delle Cellule staminali, sulle quali la scienza medica ripone molte speranze per la capacità di auto-rinnovarsi (cioè di riprodursi a lungo) e la capacità di dare origine a cellule altamente differenziate (nervose, muscolari, del sangue, ecc.).
Sebbene le cellule staminali ‘adulte’ non danno origine a rischi particolari e tuttora curano circa 100 malattie, ha affermato don Russo, molti si stanno accanendo sull’utilizzo delle cellule staminali ‘embrionali’ che pone molti quesiti ‘etici’.
Perché creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati?
È del tutto incompatibile con la dignità umana! È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica. Inoltre le cellule staminali embrionali hanno mostrato oncogenesi e ad oggi non curano alcuna malattia.
Il prossimo incontro del Seminario di Bioetica si svolgerà venerdì 14 dicembre alle ore 18.00. Il tema che si tratterà è “DIGNITA’ UMANA, FECONDAZIONE ASSISTITA E LEGGE 40/2004”.
Per info e iscrizioni chiamare il 328.9736094

mercoledì 21 novembre 2012

"UN FILM PER LA VITA"



Tre film per discutere sulla Bioetica affinché attuali e scottanti temi come la clonazione, l’aborto, il coma, la vita e la morte... non rimangano confinati nel mondo scientifico.
Con questo obiettivo prenderà il via il 2 dicembre 2012 alle ore 17:00 la quarta edizione del cineforum “Un film per la vita” organizzato dal Movimento per la vita –onlus– di Marsala.
Il cineforum organizzato dall’associazione pro-life marsalese, così come anche il seminario di bioetica che avrà inizio a giorni, sono di estrema importanza perché ormai le sfide culturali  sono superiori a quelle materiali, anche se l'odierna grave crisi economica provoca, in modo sbagliato, un maggiore allarme sul fronte economico.
I film in programma sono: “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”, “Gattaka” e “Mare dentro”.
Alle proiezioni che si terranno presso il Centro di Aggregazione sociale di Sappusi seguirà un breve dibattito. L’ingresso è gratuito.

domenica 4 novembre 2012

APERTE LE ISCRIZIONI AL SEMINARIO DI BIOETICA ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO PER LA VITA DI MARSALA

Per il terzo anno consecutivo il Movimento per la vita di Marsala organizza un seminario di Bioetica aperto a tutti coloro che vogliono conoscere e approfondire i grandi interrogativi che ruotano intorno alla persona, a partire dal rispetto della vita umana nel suo significato più profondo.

Perché parlare di Bioetica? Forse perché, in un certo senso, non se ne può fare a meno; ogni ambito della nostra vita ne è interessato!

La ricerca scientifica incide quotidianamente sulla vita di ognuno di noi. Ma quan
do la scienza deve fermarsi?

La Bioetica è una disciplina molto recente che applica la riflessione etica alla scienza ed alla biomedicina con lo scopo di affrontare e valutare anche a livello morale alcuni processi medici quali l'eutanasia, l'aborto, la fecondazione artificiale e tanti altri.

Obiettivo del seminario, che si svolgerà in 5 incontri e avrà inizio il prossimo 30 novembre, è quello di far conoscere meglio la bioetica per tentare di promuovere e sviluppare nel nostro territorio una cultura consapevole e rispettosa del valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale soprattutto fra i giovani.

È una contraddizione, infatti, chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse.

Agli incontri che si terranno presso il Centro di aggregazione sociale di Via G.Falcone sono invitati tutti: giovani e adulti, insegnanti e studenti, genitori e figli, professionisti e volontari.

Il seminario è organizzato in collaborazione con la Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia di Messina.

Illustri e competenti saranno i relatori: Il dott. Antonio Oriente, Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Ginecologi Ostetrici Cattolici, mons. Gaspare Gruppuso docente di bioetica, la prof.ssa Maria Rita Fedele, docente ordinaria di filosofia e storia di Palermo, don Giovanni Russo, direttore scuola superiore bioetica e sessuologia di Messina e don Nicola Patti

La partecipazione agli incontri darà diritto all'accreditamento delle attività per chi volesse approfondire la Bioetica iscrivendosi a Messina al Corso "Certificate e-learning in Bioetica e Pastorale Familiare (annuale)" o al "Master Universitario in Bioetica e Sessuologia (biennale)".

Per informazioni e iscrizioni al Seminario di Bioetica che si terrà a Marsala chiamare il numero 328.9736094 oppure inviare una e-mail all’indirizzo mpv.marsala@gmail.com

martedì 1 febbraio 2011

FONDAMENTI BIBLICI DELLA BIOETICA

La Bibbia e la Bioetica si muovono su un terreno comune e hanno molti punti di contatto e discussione.
Ne risulta ciò dall’incontro tenuto da don Nicola Patti venerdì 28 gennaio nel 6° appuntamento del Seminario informativo “PRENDERSI CURA DELLA VITA” organizzato dal Movimento per la Vita di Marsala.
“La Bibbia, - ha spiegato il presule che ha ottenuto lo scorso anno il Master in Bioetica presso la facoltà di Messina - con le sue pagine che percorrono millenni e coprono distanze di tempo, di mentalità e di conoscenze, e la Bioetica, scienza moderna e attuale, trovano un unico punto di incontro nell’interesse per l’uomo, la sua vita e la sua qualità. Infatti, tema fondamentale della Bibbia, attorno a cui ruotano tutti gli altri, è l’uomo e la sua vita: in tutte le sue componenti e nella sua dimensione fisica, psichica e spirituale; l’uomo nella differenziazione sessuale in maschio e femmina; l’uomo in relazione con gli altri esseri viventi e con il creato che lo circonda; l’uomo che si confronta con i drammi del dolore, della sofferenza e della morte; l’uomo che cerca l’equilibrio con se stesso nel rapporto con i bambini, gli anziani, i malati”.
“Nel testo sacro non potranno essere rintracciate delle leggi valide oggi nel nostro contesto culturale e storico, - ha evidenziato don Nicola nel suo intervento - ma dei principi base su cui fondare e orientare i principi odierni della nuova scienza”.
Dalle parole del sacerdote si evince come la Bibbia, manifestando continuamente in tutti i suoi libri la preoccupazione etica per il valore della vita, per la sua qualità e per la sua sanità e accompagnando il cammino dell’uomo, i suoi dubbi e le sue domande di senso, può essere certamente un sostegno per la Bioetica.
Il relatore ha quindi spiegato le differenti visioni della vita e della morte tra Antico e Nuovo Testamento ed ha quindi evidenziato come il morire cristiano sia rispettoso della condizione e della dignità dell’uomo.
Per l’Antico Testamento, che ha ignorato per lungo tempo uno sfociare ultraterreno della vita, la vita terrena ha costituito da sempre il “massimo bene”. Solo nei testi sapienziali si comincia a relativizzare il valore di una vita molto lunga e fortunata come massimo bene e si lascia intravedere un valore nuovo e assoluto nella comunione e amicizia con Dio, che si prolunga oltre la morte, nella vita ultraterrena.
Per il Nuovo Testamento la vita è Cristo. Questa è la novità principale del NT: come Dio, anche Cristo ha in sé la vita (Gv 1,4; 14,6); per amore del padre e dei fratelli, Egli dà la Sua vita (Gv 10,11.15; 1 Gv 3,16). Sorretto dallo Spirito Santo, che è il principio fondamentale della vita nuova del credente il cristiano cammina verso la vita “eterna” (Rm 8), tanto da vivere in maniera completamente innestata in Cristo attraverso Cristo in Dio (Rm 14,7-8; 2Cor 5,15).
Sia l’AT, sia il NT hanno una considerazione alta e profonda della vita, considerata sempre in relazione a Dio. La vita è vista come la pienezza delle facoltà dell’uomo, il piacere che accompagna le sue funzioni vitali, l’integrazione nel mondo e nella propria società. Al contrario la morte è negazione di tutto ciò.
La sostanziale differenze è che l’uomo dell’AT attendeva la fine inesorabile come naturale conclusione di ogni essere vivente. Al di fuori di questa vita tutto è evanescenza. Lo stesso rapporto con Dio è visto in funzione di questa vita e si realizza nel campo dell’esistenza terrena e storica dell’uomo.
Gesù Cristo, il Risorto e Vivente, ha gettato le basi per una diversa “cultura” della morte, tanto diversa dalla cultura sia antico testamentaria, sia laica e laicizzante. Una cultura cristiana del morire, fatta di speranza, di vita oltre la morte, che offre fondamenti e prepara atteggiamenti nuovi per una bioetica del morire umano.
Un morire che ridà senso e significato a tuta la vita vissuta e che non sia vissuto come momento fugace e inaspettato. Morte e morire dell’uomo vengono compresi come ultimo momento terreno dell’esistenza e alla luce della pasqua, primo momento di una esistenza nuova. Tutto il percorso biblico mette in evidenza i principi fondamentali per una vita che sia dignitosa, qualitativamente appagante, in tutte le sue componenti e dimensioni. Acquistano così significato i principi che stanno a cuore alla Bioetica: il valore e la qualità della vita e la sua pienezza; la riqualificazione del corpo e del sesso; la sanità fisica e psichica, l’estensione e l’allargamento degli anni di vita, il superamento e al risoluzione di ogni forma di malattia, sofferenza e dolore; il tentativo di considerare la qualità non solo della vita, ma anche, se non soprattutto, la qualità del morire umano e della morte.

venerdì 29 ottobre 2010

Bioetica si dice in molti sensi

Il Movimento per la vita ne fa oggetto di studio del suo seminario affinchè entri sempre più nel quotidiano

Nei nostri giorni, ormai molto spesso, si sente la parola “bioetica” legata a varie situazioni definite “limite” che riguardano la vita dell’uomo.

Ma cosa si vuole intendere col termine “bioetica”?

Il professor Paolo Mirabile, intervenuto al secondo incontro del seminario “PRENDERSI CURA DELLA VITA” organizzato dal Movimento per la Vita di Marsala ha presentato sommariamente, ma con molta dedizione, i vari modelli di riferimento in bioetica.

Il termine "bioetica" fu introdotto nel 1970 dall’oncologo Van Rensselaer Potter come "una nuova disciplina che combinasse la conoscenza biologica con la conoscenza del sistema dei valori umani"; egli aveva infatti compreso che l’uso indiscriminato del sapere scientifico-tecnologico può rappresentare un serio pericolo per la sopravvivenza dell’uomo, anzi di tutte le specie viventi sulla terra.

Oggetto della bioetica sono gli interventi dell’uomo sulla vita umana resi possibili dalle scoperte scientifiche. Perciò la bioetica si può definire con E. Sgreccia: “Quella parte della filosofia morale che considera la liceità o meno degli interventi sulla vita dell’uomo e, particolarmente, di quegli interventi connessi con la pratica e lo sviluppo delle scienze mediche e biologiche”. Sono interventi che hanno l’uomo come protagonista e destinatario. Soggetto e non oggetto.

L’universo della bioetica si presenta però in modo articolato e complesso, "bioetica si dice in molti sensi".

lunedì 3 maggio 2010

Evangelium Vitae - La Magna Charta della bioetica Cattolica

Non è certo facile, in poco più di un ora, riuscire a tracciare un quadro esaustivo, chiaro e valido dell’Enciclica Evangelium Vitae, scritta nel 1995 da Giovanni Paolo II; specialmente se la si introduce partendo sin dal pensiero dei Padri della Chiesa, per giungere – non prima di aver parlato dell’aborto e dell’embrione secondo le principali religioni – ai principali documenti del Magistero della Chiesa Cattolica sul tema della difesa della vita.

Bisogna quindi riconoscere il merito del Prof. Paolo Mirabile, che giovedì 29 aprile, durante il 4° incontro del Corso di sensibilizzazione promosso dal Movimento per la Vita di Marsala, ha saputo spiegare con chiarezza, semplicità e passione quella che è considerata una vera e propria summa del pensiero cattolico in materia di bioetica.

Infatti, essa è solo il punto di arrivo di un cammino trentennale di riflessione sulle questioni della vita.

Allo stesso tempo, però – ha detto il Prof. Mirabile – è il punto di partenza per un rinnovato impegno a favore di una cultura della vita.

Nella grave situazione in cui si trova l’attuale società – in cui non soltanto la vita è messa seriamente in pericolo in conseguenza di prassi sociali e politiche di un certo tipo, ma si assiste ad una vera e propria congiura nei confronti della vita – occorre – dice Giovanni Paolo II nell’Enciclica – che la proposta di una cultura della vita trovi compimento nello sforzo complessivo per una rinnovata comprensione del fatto educativo, centrale sia a livello personale che collettivo.

L’ultima parte dell’Enciclica non a caso è un appello in questa direzione, affinchè i singoli cristiani, come i vari gruppi (vedi Movimento per la Vita) si facciano portatori di un messaggio che non è tuttavia messaggio di una parte contro un’altra, ma per tutti, anche per quegli uomini di buona volontà che possono giungere per mezzo della semplice ragione a riconoscere la base comune del rispetto per la vita (EV. 101).

Nel contesto in cui viviamo, dove vi è un eclissi radicale non soltanto del senso della vita, ma più ampiamente del senso dell’uomo in relazione a Dio, “la proposta di E.V. non è una proposta puramente culturale, una sorta di corrente di pensiero che si pone accanto alle altre nel dibattito, o nella battaglia, sulla pubblica arena. La proposta in questione – ha concluso il Prof. Mirabile – si da come proposta reale, personale e concreta, perché concretamente operante nella figura di Gesù, ed in particolare nella drammaticità della Passione, che rivela misteriosamente il senso di una vita rifiorente dalla morte (EV. 50). Questo è importante, perché significa che norma universale e concreta dell’agire cristiano non è altro che la PERSONA DI GESU’”.

Giovanni Paolo II in un certo senso intuisce la grande portata della cosiddetta BIO-POLITICA: La vita, cioè, non è semplicemente questione privata, ma è questione originariamente pubblica.

mercoledì 21 aprile 2010

TERZO INCONTRO CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE "L'INVIOLABILITA' DELLA VITA UMANA"

IL DIRITTO ALLA VITA NELLA MODERNA DOTTRINA DEI DIRITTI UMANI


«Cos’è la vita? Stiamo parlando di un concetto omnicomprensivo che contraddistingue ogni esser umano, in qualunque fase del suo divenire, il cui ultimo atto si conclude con la morte. Al di fuori di questo evento tutto il resto è vita, egualmente degna di essere vissuta nel rispetto di un diritto non neutrale, piuttosto attento al mondo dei valori».


Sono queste le parole rivolte ai partecipanti del Corso di sensibilizzazione “L’INVIOLABILITA’ DELLA VITA UMANA” promosso dal Movimento per la Vita di Marsala, con cui ha dato inizio la relazione la Dottoressa Silvio Bosio, dottore di ricerca in Bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Durante l’incontro, la dottoressa Bosio, ha illustrato il lungo, complicato e non ancora completo processo attraverso il quale siamo giunti all’attuale sistema politeistico di valori (libertà, uguaglianza, responsabilità e giustizia sociale), mostrandoci che pur se la storia del diritto a vivere ha lontanissimi precedenti istituzionali che possiamo far risalire sino ai tempi dell’antica Mesopotamia (codice di Hammurabi del 1750 a.C., nel quale l’omicidio era punto col massimo della pena), bisogna attendere l’attuale epoca moderna per l’affermazione positiva delle pretese fondamentali dell’uomo, in chiave sociale. Il discorso vale soprattutto per il diritto alla vita che riceve una più ampia e puntuale attenzione solo nei recenti documenti internazionali.

Purtroppo però l’attuale ordinamento risulta ancora troppo neutrale e relativista, incapace di assumere una decisione morale oggettiva e soprattutto di segnalare l’ambito dei soggetti da proteggere. Purtroppo un diritto debole, pur se ecumenico, si risolve in un meccanismo meramente tecnico e procedurale, sicuramente distante dai giudizi di valore e dunque dai principi sanciti nella moderna dottrina dei diritti umani.

Vi è da chiedersi – ha poi continuato la Bosio – se di fronte alle grandi trasformazioni della medicina e della biologia che coinvolgono sia la nascita che la morte umana, il valore della vita sia sempre un diritto fondamentale e inviolabile per tutti. Ma per rispondere a questa domanda sino in fondo, bisogna porsi con umiltà un’altra domanda ancora: quando i diritti umani diventano fondamentali? Poiché è opportuno ricordare infatti che né la Dichiarazione Universale all’art. 3 né tanto meno il patto internazionale del ’66, stabiliscono qual è il momento di inizio della tutela alla vita.

Rispetto all’interesse e al bene dell’essere umano e alla sua dignità, nemmeno gli interessi della società e della scienza possono porsi in una posizione di superiorità. Così recita la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina del 4 aprile 1997.

Ora come intendiamo gestire l’innegabile dignità di una nuova vita in corsa verso il suo futuro: affidandoci ad un uso razionale e coerente dello strumento giuridico o alle nostre preferenze personali? In quest’ultimo caso, dovremmo ammettere che un figlio non voluto o programmato, sia un appendice del nostro desiderio, senza una sua precisa identità e con una dignità minore. Forse basterebbe la sufficienza del dubbio per sostenere che quella embrionale corrisponda ad una vera e propria esistenza personale?

L’errore metodologico di fondo – ha fatto capire la dottoressa Bosio – consiste nell’affrontare impropriamente la questione ontologica dell’embrione sotto la prospettiva della potenzialità, perdendo di vista la grande lezione di “Aristotele” il quale invece insegnava che “ciò che è in atto è anche in potenza […] così l’embrione è già uomo in atto”.
 
La Bosio ha quindi concluso il suo brillante intervento evocando il parere del Consiglio Nazionale di Bioetica del 2003 secondo cui gli embrioni “sono vite umane a pieno titolo” per i quali “esiste il dovere morale di sempre rispettarli e sempre proteggerli nel loro diritto alla vita”. In questa prospettiva, si realizzerebbe appieno la funzione antropologica del diritto che è ricerca della verità nella giustizia, a difesa dei più deboli.

SECONDO INCONTRO CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE


“L’EMBRIONE E’ UNO DI NOI!


GLI EMBRIONI NON SONO MERO MATERIALE BIOLOGICO, MERI INSIEME DI CELLULE, ma SEGNO DI UNA PRESENZA UMANA”.

Questo in sintesi è quanto ha relazionato, nel 2° incontro del Corso di Sensibilizzazione "L'INVIOLABILITA' DELLA VITA UMANA" promosso dal MpV di Marsala, don Nicola Patti, sacerdote della diocesi di Mazara del Vallo, con una spiccata sensibilità alle tematiche sulla difesa della vita nascente e frequentatore del Master in Bioetica a Messina.

Don Nicola ci ha aiutati ad analizzare l’embrione dal punto di vista scientifico, filosofico, teologico e logico e l’unica conclusione a cui siamo giunti è che l’embrione umano, a iniziare dalla fusione dei gameti, è un reale individuo umano in sviluppo che si costruisce autonomamente. Quindi ha la stessa dignità e gli stessi diritti di ogni altro essere umano.

In questo senso, ogni attività che prevede l’intervento su embrioni precoci (contragestativi e pillole del giorno dopo compresi) è da ritenersi eticamente scorretta.

Lo stesso dicasi per tutte le forme di utilizzo di embrioni che prevedono un’alta abortività e uno spreco di embrioni poi destinati a morire.