Il direttivo

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giovedì 26 gennaio 2012

LE DIMENSIONI POSITIVE DELLA SESSUALITÀ

“Viviamo in contesti fortemente erotizzati…”.
È iniziata con questa affermazione, riguardante l’attuale contesto culturale e sociale, l’ultimo incontro del seminario informativo del Movimento per la vita di Marsala tenuto mercoledì 25 gennaio. Relatore dell’incontro è stato il prof. Don Giovanni Russo, professore Ordinario di Bioetica e Direttore della Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia e Componente dal 1992 del Comitato Etico per la Sperimentazione Clinica dei Farmaci della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Messina.

L’eros, inteso come forza del desiderio sessuale che ci attrae verso qualcuno, segna e caratterizza ogni attività umana. Gli stessi modelli di marketing e di sensibilizzazione commerciale sono per lo più impostati con criteri di lettura erotici.
Ciò che sembra contare oggi – ha proseguito il relatore – è  sedurre, trasformando – se è necessario – anche l’anatomia naturale del corpo con rimodellamenti non indifferenti.  Si passa dal desiderio di un labbro nuovo, di seni al silicone o coltivati geneticamente, al desiderio di una nuova identità sessuale, con la ricostruzione di genitali più conformi alle proprie inclinazioni, di sostanze che stimolano la virilità.
Ciò che spesso appare nella cultura di oggi è un certo sovvertimento della verità dei linguaggi del corpo. È individuabile una specie di culto del corpo, di adorazione del corpo. Esso ha una forte componente narcisistica. Questi elementi possono trasformarsi in «idolatria» del corpo.
In questo quadro è soprattutto il corpo della donna che è oggetto di attenzione, di culto, di feticizzazione.
Nei mass media è un elemento di desiderio e di seduzione, di cui la moda e il vestito si fanno strumento. La retorica della bellezza e il culto del corpo della donna, portano immediatamente all’esaltazione del piacere sessuale.
Gli esiti della liberazione sessuale hanno portato da una parte all’esercizio della sessualità a prescindere dal legame matrimoniale e dall’altra a giustificare azioni sessuali senza alcuna regola di base; ad accettare la sessualità senza ruoli (omosessualità, terze persone…); a giustificare comportamenti di convivenza e di “nuove forme familiari”.

Seppur non mancano segnali negativi coinvolgenti in particolare donne o bambini, nel contesto attuale la sessualità umana è vista anche in maniera molto positiva. Per questo movitvo si è scelto   quale tema di questo incontro “LE DIMENSIONI POSITIVE DELLA SESSUALITÀ”.

Se da un lato assistiamo a una forte erotizzazione delle relazioni e della cultura del piacere, dall’altro lato emerge ancora – ha continuato don Giovanni – una grande luce sull’amore umano, che si realizza nella corporeità sessuata che parla della bellezza dell’Amore di Dio.

Occorre chiarire, soprattutto ai giovani – ha affermato il relatore – che la sessualità non è una dimensione tra le altre. L’uomo non ha un sesso, ma l’uomo è la sua sessualità, cioè amore.

Dobbiamo comprendere, ed aiutare a comprendere, che l'identità dell'essere umano è essenzialmente amore.
La sessualità tocca tutta la mia persona: il mio modo di essere, di camminare, il tono della voce … anche il mio rapporto con Dio.
La sessualità è dunque fonte di significati e di valori profondi. La sessualità non è una cosa “sporca”, ma ci conduce all’amore.
La sessualità ha quindi molte dimensioni;  non si può ridurre solo all’EROS: è affettività, è amicizia, è tenerezza, è fecondità, è oblatività (come dono totale di sé), è “profezia” dell’amore di Dio, delle Persone divine.
Si. La sessualità ci richiama l’Amore che si scambiano le Persone divine.
Il corpo è dunque un luogo «profetico» che rivela la «natura intima» sia dell’uomo – fatto per amare – sia di Dio, che è essenzialmente Amore.
Ed è attraverso la propria corporeità sessuata che il cristiano annuncia e testimonia Dio-Amore.

La VERITÀ della sessualità è quindi nell’insieme di tutte queste dimensioni, cioè nell’AMORE non solo nell’eros. La sessualità deve portare all’amore, altrimenti è solo banalità, “prodotto di consumo” o anche violenza.
Ma la sessualità matura – o virtuosa – è un cammino educativo, non facile da raggiungere, - ha concluso don Giovanni – ma possibile.
Un ruolo fondamentale di liberazione dell’amore, di quell’amore nella verità, che è segno “profetico” dell’Amore di Dio, lo può e deve svolgere innanzitutto la Comunità di fede, attraverso la catechesi, l'associazionismo, la liturgia, gli oratori e i centri giovanili.
Verità della sessualità a cui quest’anno anche il Movimento per la vita di Marsala, attraverso il seminario appena concluso, ha provato a dare impulso, come discorso ‘preventivo’, convinti che solo grazie ad una sessualità più matura potrebbero esserci meno abusi sessuali, meno violenze, meno gravidanze indesiderate, meno aborti, meno malattie gravi trasmesse sessualmente, meno traumi psichici e difficoltà economiche.
Problemi questi ultimi di cui il Movimento per la vita si occupa concretamente, ogni giorno, attraverso l’ascolto, l’accoglienza e l’aiuto di donne in difficoltà, per abusi, violenze o gravidanze non programmate o in gravi difficoltà finanziarie.
Vittore Saladino

venerdì 13 gennaio 2012

“Giovani e sessualità: il bisogno di incontro con il corpo, l’anima e lo spirito”

Dott.ssa Antonella Bianco

“La sessualità ha un ampio significato che non si riduce alla sola dimensione corporea dell’uomo e della donna. Ad entrambi  viene riconosciuto il diritto/dovere di mettere in pratica questo aspetto che è così intimamente legato alla natura corporea e spirituale stessa dell’essere umano”.
Ha esordito con queste parole, mercoledì 11 gennaio, la dott.ssa Antonella Bianco, assistente sociale e danzomusicoterapeuta, invitata dal Movimento per la vita di Marsala a relazionare sul delicato tema “Giovani e  sessualità:  il bisogno di incontro con il corpo, l’anima e lo spirito”.
Quello tenuto dalla dott.ssa Bianco era il penultimo incontro del seminario informativo “EDUCARE ALLA SESSUALITA’, EDUCARE ALLA VITA” che l’associazione pro-life marsalese ha organizzato a partire dal mese di novembre 2011.
Nella sua premessa la relatrice ha preso a riferimento sia il Cantico dei Cantici, considerato uno fra i più begli esempi della letteratura universale, un afflato poetico che esprime la gioia innocente dei sensi, il desiderio magnetico che attrae la fanciulla al giovane per la forma dei loro corpi, sia il mito di “Psiche e Amore”.
L’eros (termine con cui a quei tempi veniva qualificato l’amore) che erompe da questi due esempi – ha proseguito la dottoressa – è guardare l’altro nella sua bellezza e per le sue qualità, quindi bellezza esteriore ed interiore, per arricchirsi di lui e con lui. Amo una persona perché mi piace, perché vale la pena amarla,  ma poi aspetto di essere ricambiato in questi sentimenti. L’eros è il tipico amore umano, l’amore dell’uomo per la donna e viceversa. E’ quindi anche amore intimamente legato al sesso, legato alla tenerezza espressa nella corporeità.
Certo l’eros, se non è legato all’affettività e alla tenerezza – ha precisato la relatrice – può essere anche una forza negativa, carica di aggressività, di egoismo e può restare chiuso nelle pulsioni dell’istinto sacrificando così l’altro. L’eros è fragile e sublime, è la natura umana nella sua bellezza ed ambiguità, fra la vita e la morte, fra il dono e il possesso.
Dopo questa necessaria introduzione la dott.ssa Bianco si è rivolta ai tanti genitori presenti in sala e soprattutto ai numerosi giovani.
“Nonostante ormai il sesso sia diventato argomento di discussione, di approfondimento e di dibattito in vari contesti, i giovani sentono la necessità di ricevere nuove informazioni che tengano conto delle loro reali esperienze” – ha detto.
Se è vero che l’educazione ha svolto un ruolo fondamentale nell’acquisizione di modelli che hanno determinato il comportamento di decine e decine di generazioni, creando ruoli e stereotipi, bisogna anche dire – ha puntualizzato la relatrice – che l’educazione sessuale, in particolare, a volte  ha determinato comportamenti che sono derivati dalla paura, dall’ignoranza, dalla repressione, dal silenzio.
Oggi i ragazzi, durante la fase adolescenziale, vengono spesso lasciati troppo soli dai genitori, troppo presi dal loro lavoro, troppo assenti nella vita del figlio, a sua volta troppo coinvolto in una serie di attività, di per sé positive, ma che lo allontanano dalla presenza della famiglia. Al contrario, è proprio questo il momento in cui hanno bisogno di una figura di riferimento, capace di dare loro quelle basi minime sulla vita e sull’amore la cui conoscenza è fondamentale per poter affrontare le proprie esperienze con maggior sicurezza e senza quelle ansie che oggi sono tante diffuse.
Inoltre, quando ai ragazzi viene data una cosiddetta educazione sessuale, si cade nell’errore di separare il sesso dall’amore, anche attraverso un costante bombardamento di messaggi erotici in TV, cinema e giornali.
In quest’ottica il senso dell’educazione assume una dimensione diversa dalla trasmissione di modelli comportamentali e di valori, assumendo il significato di cambiamento.
Sessualità non è genitalità e non può essere ricondotta agli stereotipi di una definizione sterile di semplici proibizioni.
Una visione non chiara della sessualità può determinare un uso della medesima, superficiale, improprio, insoddisfacente, che può generare violenza sugli altri e su se stessi. I miti odierni, legati a idealizzazioni del nostro corpo, non certo supportati da brani delle Sacre Scritture, non fanno altro che diminuire la valenza della nostra sessualità e renderla oggetto di immagini fittizie, di sperequazioni commerciali, di esaltazione della semplice e riduttiva genitalità, come mezzo di onnipotenza per l’uomo e di sottomissione della donna.
Educare alla sessualità, partendo da un messaggio religioso, vuol dire imparare a capire i messaggi del nostro corpo e di quelli dell’altro, vuol dire individuare le potenzialità della nostra sessualità, ma anche i suoi confini che si fondano sul rispetto dell’Altro

La dott.ssa Bianco ha quindi portato avanti il suo intervento parlando dell’identità  dell’adolescente; del corpo in adolescenza; dell’amicizia e dell’amore nei rapporti coi pari soprattutto in adolescenza e quindi anche del ruolo dei primi amori.
Il bacio (Gustav Klimt, 1907-1908)
Amore e Psiche (Antonio Canova, 1783-1787)
Si è avviata verso la conclusione dell’incontro parlando anche della sessualità nell’arte e presentando e spiegando due vere ‘chicche’: “Amore e Psiche”, opera realizzata da Antonio Canova tra il 1787 e il 1783 ed ora conservata al Louvre e “Il bacio”, dipinto ad olio su tela di cm 180 x 180 realizzato nel 1907-08 da Gustav Klimt, custodito nel Museo del Belvedere di Vienna.
In entrambe le opere, la sessualità, lo spirito e l’anima sono talmente fusi da generare effetti profondi di realizzazione e di elevazione.
“Nell’espressione della sessualità – ha concluso la dott.ssa Bianco – l’uomo non può  cercare solo la soddisfazione fisica, ma una risposta alle necessità dell'anima di un mondo armonioso e una vita creativa e motivata dall'amore”.

Ciliegina sulla torta, la dott.ssa Bianco ha regalato ai partecipanti la visione di un delizioso video, “Amore e adolescenza” (coreografia Benilde Marini) – sintesi espressa in una sublime arte quale è la danza – di quanto ella aveva comunicato durante l’incontro.
Tutti molto entusiasti i circa 80 presenti all’incontro che durante il breve dibattito che ha seguito il convegno hanno auspicato una sempre maggiore diffusione di questi tipi di incontri soprattutto in ambito scolastico.
Va riconosciuto un grande merito intanto ai vari relatori che si sono succeduti durante questo importante seminario, per aver portato nella nostra città momenti di riflessione e condivisione su temi così fondamentali ma allo stesso tempo così tanto bistrattati da un po’ tutte le parti.
Ci si prepara ora all’ultimo incontro del seminario che sarà tenuto dal prof. Giovanni Russo, Direttore della Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia di Messina, che relazionerà su “LE DIMENSIONI POSITIVE DELLA SESSUALITA’ NELLA VITA DI COPPIA E NELL’EDUCAZIONE DEI FIGLI”. L’incontro è in programma per mercoledì 25 gennaio alle ore 18.
Per poter consentire una maggiore partecipazione e per cercare di coinvolgere tante coppie e tanti genitori, l’incontro si svolgerà  presso l’Aula Magna della Scuola Elementare “Asta” gentilmente offerta dalla Prof. Eliseo, preside dell’Istituto che da ormai un anno è divenuto socio dell’Associazione Movimento per la Vita di Marsala.

COME COLLABORARE CON LE ATTIVITA' ASSISTENZIALI DEL MOVIMENTO PER LA VITA DI MARSALA?


- offrendo latte, omogeneizzati e aiuti materiali per la prima infanzia in buono stato (abbigliamento bambini 0-3 anni, carrozzine, passeggini);

- aderendo al "Progetto Gemma";

- offrendo come volontario la propria disponibilità e le proprie risorse personali;

- offrendo sostegno e amicizia ad una mamma e al suo bambino;

- ASSOCIANDOTI


PER SAPERE COME FARE TELEFONA AL 335.58.11.924

PRIMO CONCORSO SCOLASTICO "STEFANIA RALLO"


Il Movimento per la Vita di Marsala ha indetto un concorso per tutti gli alunni delle classi 3a, 4a e 5a elementare delle scuole marsalesi. Il concorso è dedicato a Stefania Rallo, giovane marsalese deceduta nel 2009.
Per poter partecipare è consentita l’esposizione del pensiero relativo al tema “LE STAGIONI DELLA VITA” oltreché nella forma letteraria della ricerca oppure della riflessione personale o della poesia, anche nella forma grafica e figurativa preferita (disegno o pittura di dimensioni massime di cm 35x70).
Indicare sui lavori NOME, COGNOME, ISTITUTO, CLASSE, NUMERO TELEFONO CASA
Tutti i lavori devono pervenire entro il 31 gennaio 2012
(Per la consegna dei lavori o per informazioni telefonare al 335.5811924)

1° premio: Una PSP (Play Station Portatile)
2° premio buono spesa di € 40,00 presso CARTOMANIA (C.so Gramsci)
3° premio buono spesa di € 25,00 presso TOYLANDIA (P.zza del Popolo)
4° premio buono spesa di € 25,00 presso TOYLANDIA (P.zza del Popolo)


LE PREMIAZIONI AVVERRANNO DOMENICA 5 FEBBRAIO ORE 16.30 PRESSO SCUOLA ELEMENTARE “ASTA”, IN VIA G. FALCONE, A MARSALA in occasione dei festeggiamenti per la celebrazione della 34a GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA

giovedì 29 dicembre 2011

L'AMORE UMANO NELLA VISIONE DI GIOVANNI PAOLO II

“Il corpo, in ragione della sua sostanziale unità con un’anima spirituale è dotato d’un linguaggio e significato sponsali”.
Questo in sintesi è quanto emerso dal 4° incontro del seminario organizzato dal Movimento per la vita di Marsala. All'incontro, tenuto da don Nicola Patti, sul tema della "Teologia del Corpo", hanno partecipato circa 80 persone.
L’intero seminario - spiegano gli organizzatori - intende dare un'equilibrata e interdisciplinare visione del corpo, che serva anche di base a riflessioni ulteriori e che possa rispondere alle questioni riguardanti la dignità e la grandezza del corpo.
Don Nicola Patti
Il relatore, parroco della parrocchia Madonna della Sapienza in Via Giovanni Falcone, ha tratto spunto per la sua riflessione dalle 128 catechesi che Giovanni Paolo II tenne durante le udienze del mercoledì dal 5 settembre 1979 al 28 novembre 1984 e attraverso le quali il Papa ha risposto alla rivoluzione sessuale con un insegnamento innovativo sulla sessualità umana.
Egli percepiva che la prossima eresia che la Chiesa avrebbe dovuto affrontare sarebbe stata di natura sessuale. Oggi, vivendo nel XXI secolo, non abbiamo certo difficoltà a riconoscere l’enorme sfida di fronte a noi.
Giovanni Paolo II non ha cambiato nulla dell’insegnamento della Chiesa sulla sessualità.
È l’approccio del Papa che è innovativo.
Egli è molto sensibile all’esperienza umana, anche per la sua sensibilità pastorale e il suo bagaglio filosofico.
Se si prende invece la “Humanae Vitae” di Paolo VI, si vede che l’approccio è diverso. Parte dai principi per arrivare alle conclusioni. Giovanni Paolo II invece fa appello all’esperienza per poi trarre le conclusioni. È evidente che questo approccio è più attraente per la mentalità del nostro tempo.
Ma Giovanni Paolo II riporta la sessualità nel suo contesto relazionale ed afferma in modo piuttosto radicale che i nostri corpi sono piuttosto relazionali che sessuali.
In altre parole la sessualità è al servizio dei rapporti umani, fecondi e duraturi. Attraverso l’atto unitivo di uno uomo e una donna nel matrimonio, essi giungono ad una nuova consapevolezza di chi sono come creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio.
La sessualità quindi è funzionale ai rapporti umani. La sessualità è importante per la teologia del corpo, ma il corpo è fatto per le relazioni e allora, solo allora, la sessualità trova il suo autentico significato.
È per questo che le persone celibi traggono grande conforto dalla teologia del corpo. Quando l’aspetto relazionale assume il suo ruolo di primo piano, solo allora la sessualità trova il suo posto.
Il sesso è ben più del solo piacere. È quell’atto simbolico in cui marito e moglie reciprocamente si accettano in modo totale e in modo totale reciprocamente si donano.
I nostri corpi e la nostra sessualità sono fatti per l’amore e non per un mera scappatella fugace di piacere.
Questa esperienza potrà aiutare i giovani a capire il significato della propria libertà: non semplicemente come una mera possibilità di scelta, ma piuttosto come un misterioso potere che abbiamo ricevuto per donare la nostra vita agli altri e al Signore.

Scrive Don Nicola Patti sul seminario “Educare alla sessualità, educare alla vita”

Il seminario promosso dal Movimento della vita di Marsala (“Educare alla sessualità, educare alla vita”) e indirizzato a educatori, genitori e giovani, ha come obiettivo, o meglio come premessa, quello di rileggere criticamente alcune teorie che, a nostro avviso, appaiono destrutturanti la crescita umana integrale del soggetto, come ad esempio la “teoria dei generi”.
“L’aver separato, all’interno della sessualità, l’aspetto unitivo da quello fecondo, ha prodotto conseguenze devastanti, non soltanto sul piano morale ma, con il passare dei decenni, anche sul piano psicoantropologico.
Tutti coloro che sono nati dopo gli anni Settanta-Ottanta, sono cresciuti in un clima culturale pansessualista e ipereroticizzato. Si assiste a una “destrutturazione” dell’aspetto psicoaffettivo della personalità umana.
Nell’attuale contesto socioculturale, è purtroppo necessario riconoscere quella che definirei la “caduta di significato” della affettività, in generale, e della sessualità, in particolare. Non è un mistero che, in taluni ambiti, alcuni giovani vivano un esercizio completo della genitalità, con la disinvoltura con cui ci si può stringere la mano, presentandosi!
Un tale contesto disorientato e disorientante non ha conseguenze unicamente nella sfera psicosessuale, ma investe l’intero ambito relazionale delle persone. Il crescere in un contesto iper eroticizzato, nel quale, quasi inconsciamente, si respira una sessualità disordinata, ha conseguenze anche sull’agire quotidiano delle persone e sul loro ordinario relazionarsi.
Uno degli aspetti più determinanti ed influenti di questo contesto pansessualistico è la così detta ―teoria dei generi. La teoria del gender è un'ideologia a sfondo utopistico basata sull'idea, già propria delle ideologie socio-comuniste, che l'eguaglianza costituisca la via maestra verso la realizzazione della felicità. Negare che l'umanità è divisa tra maschi e femmine è sembrato un modo per garantire la più totale e assoluta eguaglianza - e quindi possibilità di felicità - a tutti gli esseri umani. Nel caso della teoria del gender, all'aspetto negativo costituito dalla negazione della differenza sessuale, si accompagnava un aspetto positivo: la totale libertà di scelta individuale, mito fondante della società moderna. La trasformazione sociale in corso sta muovendosi verso la cancellazione di tutte le differenze anche di quella, fondamentale in tutte le culture, fra donne e uomini. Oltre che infondata, la teoria del gender sottintende una visione estremamente pericolosa, facendo credere che la differenza sia sinonimo di discriminazione.
La dissociazione sesso/gender rompe l’unità ontologica della persona e la fa divorziare, per così dire, da se stessa. L’individuo deve poter “scegliere, deve potersi determinare in modo radicalmente libero. A questa pretesa libertà si arriva mediante un processo di liberazione da ciò che è dato, dalla realtà, dalla natura, dalle tradizioni, dalle peculiarità femminili e maschili. Dissociate dal sesso, femminilità e mascolinità diventano inter-scambiabili e finiscono per non avere più contenuto.
La teologia del corpo di Giovanni Paolo II, che sarà uno degli argomenti del seminario, è la vera risposta contro queste ideologie disumanizzanti.
Gli incontri,  aperti a tutta la città di Marsala,  a partire dal 4 novembre p.v. alle ore 18,00, si svolgeranno nei locali della parrocchia “Madonna della Sapienza” nel rione Sappusi a Marsala, messi a disposizione dalla comunità parrocchiale che per l’occasione ospita il Movimento per la Vita.
Don Nicola Patti

martedì 6 dicembre 2011

SESSUALITA': IL LINGUAGGIO DELL'AMORE

Don Vincenzo Greco, prof. di Teologia Morale

Sentire parlare un sacerdote di amore coniugale e dell’atto sessuale fa sempre uno strano effetto.
“È bello sentir parlare un prete dell’atto sessuale in modo così sublime – rifletteva al termine dell’incontro un partecipante al seminario –. Noi coniugi riusciamo difficilmente a percepirne il valore spirituale”.
Sicuramente ci si chiederà perché mai si è pensato di far parlare proprio don Vincenzo Greco, un sacerdote, di un gesto e di un argomento che riguarda una coppia di sposi.
Semplicemente perché attraverso il seminario “EDUCARE ALLA SESSUALITA’, EDUCARE ALLA VITA”, si voleva in questo terzo incontro approfondire l’educazione alla sessualità sotto il profilo morale (dopo averlo fatto nei precedenti incontri sotto il profilo filosofico e medico), e Greco è professore di Teologia morale.
Nella breve premessa al suo incontro, il relatore ha sottolineato come sia errato pensare la sessualità solo a livello biologico (sesso genetico, sesso somatico, sesso genitale). La sessualità infatti va considerata anche a livello psichico (identità di genere) e a livello spirituale.
Allo stesso modo, l’amore – che è il contesto della sessualità – può essere descritto come agape “l’amore è da Dio” o estasi (livello spirituale); eros (livello biologico); filia intesa come stima, amicizia simpatia, comunanza etica, altruismo, libertà, gratuità, non esclusività (livello psicologico).
Solo se tra due persone ci saranno contemporaneamente agape, eros e filia la sessualità tra di essi sarà espressione di amore; altrimenti sarà solo fare uso dell’altra persona.
La più alta manifestazione di questo tipo di amore è l’amore coniugale: un sentimento che – ha detto don Vincenzo – appartiene alla volontà attraverso la libertà della scelta (conoscenza durante il fidanzamento); è prevalentemente amore di amicizia ed è connotato dal dono totale ed intimo di sé.
Solo in questo contesto l’atto sessuale può essere visto come culmine espressivo dell’amore coniugale e la sessualità come linguaggio dell’amore che ha due significati oggettivi inscindibili:
UNITIVO e PROCREATIVO.
Prima di tutto, l’atto coniugale significa donazione totale di sé e accettazione totale dell’altro.
Allo stesso tempo indica accettazione della vocazione ad essere padre e madre.
La fondamentale adesione alla fecondità – ha continuato il relatore – deve poi attuarsi in modo responsabile. Occorre regolare di comune accordo, senza grettezza e calcolo, il numero e il momento opportuno delle nascite tenendo conto del bene dei coniugi; dell’educazione dei figli che nasceranno e di quelli già nati; delle condizioni generali della società.
Può così considerarsi autentico solo il comportamento che mette insieme la responsabile regolazione delle nascite e la disponibilità effettiva di accogliere la vita.
È facile comprendere come il ricorso ai ritmi naturali rispetta la completa varietà oggettiva, non solo biologica ma anche simbolica, dell’atto sessuale; nello stesso tempo favorisce la crescita di altri valori: dominio di sé, rispetto dell’altro, dialogo, tenerezza.
Al contrario l’aborto, i mezzi contraccettivi (Per di più molto spesso non si tratta di contraccettivi, ma di abortivi mascherati),la fecondazione artificiale, quali che sia l’intenzione soggettiva, rendono oggettivamente falso il gesto dell’amore coniugale, perché appunto separano il significato unitivo da quello procreativo.
Imparare a parlare il linguaggio dell’amore non è poi così tanto semplice – ha infine riferito don Vincenzo Greco –.
La mancanza di maturità affettiva e le ferite del peccato possono rappresentare un grosso ostacolo.